IV – Adone Nosari, “Gran Mondo”

a cura di Mario Artioli, 2001 (prima edizione Bemporand 1926)

Dall’Introduzione del curatore:

«Gli scritti, numerosissimi, di Adone Nosari, giornalista-scrittore che godette di largo interesse e successo in vita e ricevette premi e riconoscimenti anche importanti, sono ai nostri giorni presso che sconosciuti. Del poligrafo gonzaghese, in verità nato a Tabellano di Suzzara nel 1875 ma trasferito dopo pochi mesi di vita con la famiglia a Gonzaga, si ricorda a malapena qualcuno dei titoli dei suoi libri e nessuna storia letteraria ne riporta più il nome né alcun editore li ha più ristampati. Dalle scarse e non sempre sicure notizie biografiche  si ricava  il ritratto di un uomo dalle molte facce e dai molti interessi, di eccezionale vitalità,  di temperamento irrequieto e impetuoso (sostenne nella sua vita otto duelli), di vasta cultura letteraria e scientifica (conseguì la  laurea in veterinaria e in geologia e compì studi di medicina), complesso e contraddittorio. Ha fondato quotidiani e periodici, è stato redattore e inviato di importanti testate nazionali, poeta, drammaturgo, romanziere (ha una bibliografia di oltre quaranta volumi), sindacalista, pioniere dell’aviazione (fu il primo giornalista a conseguire il brevetto di pilota affascinato dal mito futurista del sublime tecnologico, del dinamismo e della velocità). Nosari, che ha il vezzo di elencare i novanta personaggi principali del suo romanzo tra reali e immaginari (come fanno normalmente gli autori di  libri gialli per aiutare il lettore a districarsi nel groviglio delle situazioni o i drammaturghi ) con Gran mondo, dedicato  al fratello Aldo nel ricordo delle comuni esperienze giovanili, si è proposto di rendere protagonista della sua opera un intero paese e la vita di una collettività realizzando un romanzo corale e fluviale. Tuttavia l’ossatura principale dell’opera è costituita dalle vicende di due fratelli gemelli, Giuseppe “debole tardo torbido” e Italia, “forte agile irrequieta”, figli di un possidente libero pensatore garibaldino. La loro storia dalla nascita al matrimonio segna il passaggio dalla generazione risorgimentale a quella post-unitaria nel tormentato periodo che va dalla presa di Roma  agli anni della fine del secolo, gli stessi della giovinezza dell’autore. Intorno ruota l’intera vita di Gonzaga, un microcosmo che nelle intenzioni rappresenta, quasi un’epica padana, in tutto e per tutto il Gran mondo e contiene i vizi e le virtù della universale condizione umana.
Nell’affresco di vastissime dimensioni  convivono e si intrecciano, si legano e si sciolgono tutti i casi della vita, con mescolanza di fatti e personaggi veri (le lotte contadine negli anni della “Boje!”, il comizio di Enrico Ferri) e fatti e personaggi immaginari, che si concretano ora in forma di commedia ora di  tragedia, in riso e pianto, in coraggio e viltà, in fedeltà e adulterio, in acceso erotismo e tenace castità, fra contrapposizioni di ideologie  talora ridotte a grottesche parodie (i paolotti e i socialisti, i cattolici e i liberi pensatori), nascite e morti, amori e disamori e si risolvono felicemente in un inno d’amore per la vita che sempre ritorna, per l’eterna giovinezza del mondo che ad ogni primavera si rinnova».

Categoria: Novecento Gonzaghese Comment »


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