segniparticolari#8

la fatica e l’orgoglio nei gessi di
FRANCO DE PIETRI

9 dicembre 2017 — 7 gennaio 2018
Ex Convento di S. Maria in Gonzaga

Mostra a cura
di Domenico Pirondini e Fabio Cavazzoli

Inaugurazione, 9 dicembre ore 17.00
visitabile nei giorni
di sabato e domenica, dalle 15.00 alle 18.00,
e nei giorni di apertura della biblioteca

9 dicembre
10 dicembre 
16 dicembre
17 dicembre
23 dicembre
24 dicembre
30 dicembre
06 gennaio
07 gennaio

«La fascinazione dell’oggetto artigiano deriva dal fatto che è passato per le mani di qualcuno che vi ha lasciato il segno col suo lavoro; è la fascinazione di ciò che è stato “creato” (e che per questo è unico, dal momento che il “momento” della creazione è irripetibile)». (J. Baudrillard, Il sistema degli oggetti)

QUELLA “FORZA DEL LEVARE”
Perchè la fatica. Perchè la sua generazione è quella che ha sofferto la fame, le ingiustizie e le rinunce. Uscire dalla povertà era il senso della sua vita, consapevole che l’abbandono scolastico lo avrebbe caricato di un’altra, più pesante, povertà. Perchè l’onesto e laborioso operaio “cementista” ha cercato con tenacia un riscatto che non fosse soltanto materiale. Ma, ancora una volta, con un duro e paziente lavoro. Vincere la precarietà con la forza delle mani e del cuore, trasformare finalmente la “gravità” delle cose nella leggerezza di un pensiero, l’inerte gesso in una apparizione. Gesso che parrebbe essere realizzato per germinazione spontanea, privo com’è di civetteria, di mistificazione intellettualistica, in una civiltà intimamente contadina. Si compie allora quel riscatto esistenziale che, adesso sì, lo include nella comunità dei valori nei quali ha sempre creduto, fiducioso.
Un corso serale di disegno lo aveva pur frequentato. Bastò, in quelle condizioni, a non fargli dimenticare le regole fondamentali. Tornava da una fatica, scendeva in una stanza-studio, per un’altra fatica. Più un laboratorio d’artigiano, almeno dall’aspetto dimesso e confuso. Ripeteva su fogli usati le tracce delle figure che nascevano dalla gente che incontrava nella piazza del paese, nelle botteghe, nella campagna. Il lavoro, insomma, punto fermo e irrinunciabile, distillava la fatica in una visione serena e fraterna della vita.
Perchè l’orgoglio. Perchè sente di avercela fatta, si è riconciliato con il destino, è sicuro di avere dato il suo modesto ma valido contributo a una diversa dimensione del mondo dominato da tante avversità. Ricordiamo qui anche la sua militanza politica, l’impegno civico nel sociale con passione e curiosità. Perchè è fiero della sua bella famiglia, dei figli e dei nipoti, di quel figlio, lui sì studente e poi ingegnere, che gli ha insegnato l’uso della prospettiva. Orgoglioso, tiene a precisare, di quella “forza di levare” intorno alla forma sbalzata e infine trovata, che rimanda a tanti ostinati scultori. Il solido impianto compositivo, l’accorta spaziatura tra pieni e vuoti, i piani in profondità, l’equilibrio delle varie parti e la scelta monocromatica, sono tuttavia una sottile linea di confine tra l’apparente approccio autodidattico, l’artigianato e l’arte. Non è sprovvisto di informazioni. Quello che gli serve l’ha visto e assimilato. Ma è il modo privo di qualsiasi ipocrisia stilistica cui egli ha rifuso ogni nozione nella scoperta verità dei suoi soggetti, che soprattutto persuade. Convince il realismo immediato, l’affrontare disarmato e agguerrito a un tempo, del racconto. Un’attività visitata dalla grazia della creazione, ricordo, forse, di sogni fatti ad occhi aperti.
De Pietri, zitto zitto, anno dopo anno ha coperto di gessi le pareti della sua casa, con umiltà. Uno di quegli “artisti” che ogni tanto vengono fuori dalla spontaneità di una cultura subalterna per rammentarci di un mondo forte, vivo, che domanda di essere conosciuto ed ascoltato.
(Domenico Pirondini)

RESPIRO LENTO
I bassorilievi di De Pietri mostrano un tipo di scultura che utilizza una gamma estesa di volumi che creano l’illusione di una profondità apparente. Variazioni di modellato caratterizzano gli elementi figurati e uno spiccato “in sottosquadro” delimita il perimetro stagliandoli dai fondi. Un’attenta osservazione individua l’inganno prospettico delle figure apparentemente lontane che, al contrario, si trovano sugli stessi piani di quelle vicine.
Le creazioni di De Pietri sono il frutto di un accurato procedimento. Inizialmente il progetto prevede la realizzazione, in scala ridotta o a grandezza reale, di un disegno in base al quale si prepara un supporto di legno per l’applicazione di un piano in gesso, un materiale molto tenero e scalfibile, che si presta agli usi più svariati. Dopo avervi tracciato con una matita il contorno delle figure, il lavoro è abbastanza intuitivo, poiché si tratta di scolpire e rifinire gradualmente, per mezzo di stecche e spatole. Precisione, delicatezza e abilità manuale sono necessarie in tutte le fasi del lavoro. Le immagini ritratte sono rilevate sopra la superficie piatta e di sfondo (al massimo per circa la metà del suo volume) con un rilievo più o meno pronunciato.
L’esperienza scultorea di De Pietri sembra ispirarsi ai modi del “verismo sociale”. Qui, ai toni dell’epica del lavoro, si affianca la descrizione del paese, dello spazio familiare o della campagna punteggiata da alberi e fiumi. Nei rilievi vi è la celebrazione di una certa semplicità paesana che evoca aspetti “naturali” della vita dell’uomo, in particolare dei ceti più umili rappresentati in iconografie domestiche e in atteggiamento intimista.
De Pietri si rapporta a ciò che è più prossimo e racconta il passato che più l’ha emozionato. Con incanto e stupore, trascrive le emozioni dettate da una vita che deve aver considerato un dono grandioso. Il rapporto esistenziale di De Pietri si è svolto secondo un percorso di lunga durata, dopo aver stabilito un contatto speciale con quella che considera la profonda dignità del quotidiano.
Il “regno”, è quello del suo laboratorio, dove il tempo non è un elemento da consumare, ma un paziente compagno di lavoro. Qui non si lavora consumando il tempo, ma si è discretamente accompagnati dalle ore, in un’operazione di modellazione della materia, fino all’ultima scalfittura, quella che sancisce la fine di un’opera. Il laboratorio è un ambiente vivo, il respiro è lento, e se ne percepisce la presenza nelle cose in attesa d’essere finite.
Chi si avvicina per la prima volta a questi manufatti, scopre i dettagli, i graffi, la finitura pittorica policroma o l’effetto anticato; tutti segni della vitalità propria degli oggetti di De Pietri.
Il “mestiere” imparato da ragazzino alla scuola serale “Arte e Lavoro” di Gonzaga, attraverso l’affettuosa guida del maestro Mario Manfredini, è portato avanti con la stessa curiosità di allora.
(Fabio Cavazzoli)

Franco De Pietri nasce a Reggiolo il 12 aprile 1938, in una famiglia contadina. Secondo di tre fratelli, ancora piccolo aiuta il padre nella cura di pregiati verri da riproduzione, principale fonte di sostentamento familiare.
Prima di affrontare il periodo di leva, orgogliosamente dedicato al corpo dei Bersaglieri, dal 1950 al 1955 frequenta con impegno e interesse il corso di edilizia della scuola serale “Arte e Lavoro” di Gonzaga sotto la guida del Maestro Mario Manfredini. Qui ha la possibilità di manifestare una naturale inclinazione nel saper coniugare doti manuali con emotività artistica.
Inizia il percorso lavorativo come muratore e in seguito, dopo essersi trasferito da Reggiolo a Gonzaga, come cementista presso la ditta F.lli Calzolari, dove rimane stabilmente fino al raggiungimento dell’importante qualifica d’impiegato tecnico. In questi anni mette a frutto tutta la propria capacità e ingegno contribuendo alla produzione di originali e innovativi elementi di arredo urbano. Inoltre, come irreprensibile esponente della classe operaia, dimostra di essere dotato di onestà interiore e integrità morale. Tali requisiti gli consentono di ottenere incarichi di rappresentanza politica e istituzionale a livello comunale e distrettuale. Giunto alla pensione, De Pietri si dedica intensamente alla realizzazione di bassorilievi in pasta di gesso dimostrando di non aver smarrito la “manualità” acquisita alla scuola “Arte e Lavoro”. Partecipa a rassegne hobbistiche e nel 2008 riceve un Attestato di Merito (Artigiano 1º premio) alla 22ª Mostra Nazionale degli Hobbies a Vezzano sul Crostolo (RE). Nel maggio del 2004 la Pro-Loco “Gilberto Boschesi”, dedica alle opere di Franco De Pietri e Amedeo Bellodi (suo compagno alla scuola “Arte e Lavoro”) una mostra dal titolo “Gonzaga e la sua gente”, curata dal Maestro Mario Manfredini. (f.c.)