Segni particolari #1

BRUNO CARRA, un amore per il disegno
Mostra a cura di Domenico Pirondini

visitabile nelle serate del corso estivo
inaugurazione 7 agosto

Con la prima edizione di “segni/particolari” il Circolo culturale e ricreativo “I. Bonomi” avvia una serie di appuntamenti, di carattere espositivo, con opere di autori che all’esercizio dell’immaginazione hanno riservato momenti non trascurabili  della loro vita.
In particolare il progetto si propone di creare opportunità di riflessione sugli esiti delle azioni creative di artisti, sia professionisti sia dilettanti, outsider e insider, e sul loro mondo, al fine di offrire spazio a opere d’arte riconosciute tali e a espressioni figurative che non hanno la pretesa di esserlo ma che comunque sono l’effetto del pensiero o del sogno oltre la realtà.
In tal modo l’approccio agli artisti aspira ad essere di tipo antropologico, dedicato in particolare alle funzioni dell’immaginazione e al dominio dell’immaginario inteso come luogo-rifugio, possibilità di conoscenza, strumento di auto-esplorazione e via di fuga.
L’area d’azione del Circolo “I. Bonomi” è principalmente costituita dal territorio del Gonzaghese, comprendente i comuni di Gonzaga, Moglia, Motteggiana, Pegognaga, San Benedetto Po e Suzzara, coincidente con l’ex distretto di Gonzaga, denominato oggi Pianura occidentale dell’Oltrepo mantovano. In tale spazio si svilupperà in prevalenza la ricerca di opere di artisti contemporanei, nonché opere del passato, nelle quali i “segni particolari” diano forma a immagini dotate di vitalità, attrazione, capacità d’influenzare, trasformare e persino “ricreare” l’individuo sia esso autore oppure  osservatore (Fabio Cavazzoli, presidente del Circolo “I. Bonomi”).

PENNA E INCHIOSTRO
Riservato, schivo ma appassionato e loquace non appena si entrava in confidenza con la sua vena artistica. Così lo ricordo negli anni più fecondi delle sue ispirate rappresentazioni. Mi è capitato di osservarlo mentre eseguiva scorci di paesaggio urbano con tecnica consumatissima, puntigliosa e rigorosa. Una precisione esecutiva “iperrealista”, perciò mi stupiva la sua sicurezza. Un tratto che mi riportava alle incisioni. Ma al bulino, Bruno sostituiva… il pennino e la china. Ed i suoi sono, in realtà, accuratissimi disegni nei quali l’autore riesce addirittura a trasferire, in volumetrie ben costruite, valori prospettici ed atmosferici non di rado eccellenti.
Autodidatta? Sì e no. Ho saputo che Bruno ha frequentato, nel periodo scolastico, l’Istituto Corni di Modena. Dunque, ha imparato con lodevole profitto, i segreti del disegno tecnico. Ma non è poca cosa che abbia saputo servirsene per… immaginare. Dalla meccanica all’incantamento, rivivendo con altri occhi nuove e opposte situazioni. Tecnica e creatività, misura e interpretazione, calcolo ed elegante calligrafia. Tutto questo non è interessante? Il dualismo della condizione umana, si può dire?
Senza enfasi, senza retorica, dietro il palcoscenico, in luoghi non assordanti, Bruno Carra, oltre la fama raggiunta da pochi, sta alla base della piramide artistica, costruita anche col suo mattone.
Sarà fenomeno marginale, ma certamente uno dei tanti modi di intendere l’arte. E così può succedere che l’ostinazione di un “amanuense” “porti a liberare inconsce e sepolte nevrosi – come suggeriva Cadalora – scoprendo facoltà inventive, energie intelligenti, interessi ed emozioni, capaci di riempire i vuoti dell’anima”. (Domenico Pirondini)

Sorprende che dall’umiltà del suo lavoro e dalla povertà dei suoi materiali sortiscano SEGNI raffinati.

BRUNO CARRA
Nasce a Gonzaga nel 1921. È per molti anni impiegato dipendente dell’amministrazione comunale del suo paese. Sin dalla più giovane età ama disegnare e per alcuni anni si dedica a questo suo amore per il disegno ritraendo aspetti del suo ambiente in cui vive.
Poi, per più di vent’anni, non tocca né penna né carta da disegno.
Dopo quella inspiegabile interruzione riprende questa sua antica dedizione impegnandovi alcune ore del suo tempo libero, ottenendo ottimi risultati.
Negli anni ottanta tiene a Gonzaga una piccola mostra personale che gli vale un successo di stima fra coloro che seguono le vicende artistiche e che amano comunque le arti figurative.
Nel 1990, in pensione, partecipa, con altri dodici artisti gonzaghesi, a una mostra collettiva curata da Mario Cadalora e presentata dal critico Carlo Federico Teodoro.
Muore nel 1999.

TESTIMONIANZA
Scriveva GILBERTO BOSCHESI sulla Gazzetta di Mantova:
Da protocollista del Comune a disegnatore al “tratto”.
Un “hobby” di quarant’anni sofferto in silenzio.
Bruno Carra, impiegato all’ufficio protocollo del Comune di Gonzaga, disegnatore a “china” per “hobby”. Una passione che gli porta via quasi tutte le ore di tempo libero.
Gli chiediamo “Perché non hai fatto il ‘disegnatore’ anziché l’impiegato comunale?”.
‘Perché “disegnare” sarebbe diventato il mio mestiere – ci ha risposto – e sicuramente mi avrebbe dato la nausea!’.
Giustissimo. Meglio un disegnatore beato che nauseato! E lui, Bruno, alle prese con l’inchiostro di china, si sente veramente felice e beato. In quarant’anni di attività ha fatto più disegni lui che neanche una centuria di pittori messi insieme.
Ha disegnato di tutto: animali, personaggi, oggetti, paesaggi, angoli suggestivi, nature morte.
Ultimamente si è dedicato a ritrarre i posti più caratteristici e più interessanti di Gonzaga.
Disegna su carta e su tela con sbalordita sicurezza, senza pentimenti, mettendoci dentro, da autentico artista, anima, cuore, sentimento.
È un autodidatta. Ha imparato tutto da solo, attratto irresistibilmente dall’inchiostro di china.
“Che è costituito – spiega infervorandosi un po’- da una sospensione di nero fumo finissimo in una soluzione alcalina di gomma lacca. E la miscela che si ottiene viene essiccata ed il residuo secco confezionato in bastoncini che, poi, vengono ridisciolti in acqua!”.
Sappiamo invece che sul registro del protocollo del Comune, il disegnatore per “hobby” Bruno Carra, scrive, in ordine di data, tutti gli atti ed i documenti spediti od arrivati come se… disegnasse! “Peccato – ci dice – che non lo possa fare con l’inchiostro di china!”.
Cosa ci volete fare, il suo “amore” per la “china” è inguaribile.

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