Segniparticolari #7

IL CONTINUO DIVENIRE
NELLA PITTURA DI IVONNE MELLI
dal segno naif al gesto astratto

Ex Convento di S. Maria in Gonzaga
4-26 agosto 2017

inaugurazione 4 agosto ore 21.00

Mostra a cura
di Domenico Pirondini e Fabio Cavazzoli

Visitabile nelle serate del corso estivo della Libera Università del Gonzaghese,
il sabato pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30 e nei giorni di apertura della biblioteca

IL CONTINUO DIVENIRE
Tutto il naturalismo, in cui certamente rientra anche la pittura naive, si sviluppa e si muove come reazione ai canoni, alle misure convenzionali. Ogni tentativo di ridurlo a sistema fallisce per le cause di fondo che lo ispirano: l’improvvisazione, l’imprevedibile, la spontaneità.
In quel fantastico e allo stesso tempo “neorealistico” piccolo grande angolo di terra raccontato dalla scrittura e dalla fotografia di Zavattini e Strand, Ivonne Melli arriva negli anni sessanta come una predestinata. L’arte è la sua vocazione e, credo, senza voler imparare il mestiere (per allora), l’istinto e l’immediatezza diventano una professione di lavoro e di fede.
Senza quasi mai uscire da Luzzara, lì trova tutto quello che può aiutarla a cercare se stessa, perchè è in se stessa che si accendono le visioni del suo mondo interiore, le passioni e gli entusiasmi, e con il trascorrere delle vicende, le angosce, le paure e i drammi esistenziali.
Non c’è etichetta che tenga: dallo stile “bambineggiante”, definito ingenuo, al candore (che non esclude la malizia), alla diffidenza verso l’impersonale tecnologico, all’apparentemente incolto. Tutto sembra arbitrario. Perchè no? Quello naif è un linguaggio che tenacemente si collega al mondo sensibile; ma un poco abbrevia e un poco dilata questa realtà sensualmente e istintivamente evocata, straniandola con una suggestione accesa e sempre tenera. Si evidenzia, a questo punto, ciò che più gli appartiene: il recupero dei linguaggi primitivi, la purezza che suggerisce immagini semplificate, quasi aggressive, talora grottesche, la deformazione espressionista, le forme stilizzate e i colori irreali che possono portare dritto all’informale astratto.
C’è molto che trova legate queste esperienze, anche concettualmente: l’atteggiamento spirituale, lo stato candido, l’ansia di riconquistare, nella civiltà perfetta e raffinata, un’innocenza perduta, la semplificazione, l’errore come valore poetico.
A Ivonne succede già negli anni novanta. Le riesce più difficile comunicare o cercare la realtà interiore attraverso la realtà esterna, con la mediazione delle sue solite figure. Figure che si fanno via via più elementari, alienate, non filtrate dalla natura visibile. Può essere la singola pennellata a dare forma a una composizione che fuoriesce dai confini. La scelta dei formati coincidenti con il campo visivo, provocano una defocalizzazione che facilita l’immissione in uno spazio fluido, sprovvisto di coordinate: l’osservatore è calato nella materia informe, nel colore e nella dimensione gestuale della grana pittorica. Un diverso modo di conoscenza, non concordante e congruente, ma percettiva.
Dal segno naif al gesto astratto: rifiutando il finalismo dei percorsi rettilinei, impennandosi e non preoccupandosi di girare su se stesso, verso uno stato di quiete sempre rinviato, è un cerchio che però ancora non si chiude del tutto. La salvezza del divenire. (Domenico Pirondini)

MEMORIE SORGIVE
La mostra illustra il passaggio di Ivonne Melli, negli anni Novanta, alla pura astrazione e alla sua progressiva indagine stilistica basata esclusivamente sugli elementi specifici del linguaggio pittorico come colore, forma, armonia e composizione. In tal modo l’artista conseguiva il risultato di eludere ogni rapporto con gli aspetti del mondo naturale.
“Questo nuovo approccio alla pittura – dichiara Ivonne – ha evocato una sorta di tranquillità in me, nonostante continui a sforzarmi di conservare un campo di tensione, un atteggiamento aperto alla vita e alla sensazione, una direttività, una turbolenza giusta controllata e affascinante”.
I dipinti astratti di Ivonne sono caratterizzati da pennellate tempestive, a tratti calligrafiche o, al contrario, sfumate. Sovente, invece, sono gli strati di colore che sembrano elevarsi dalla superficie della tela. Oppure da combinazioni dinamiche di colori e da variazioni di tessiture, ognuna frutto della sperimentazione che Ivonne mantiene nel suo processo creativo.
“Inizio le mie opere – ci spiega Ivonne – abbozzando velocemente dei segni. Questi schizzi sono un’essenza di qualcosa che appartiene ai ricordi, alle emozioni interne, a un momento catturato, a uno stimolo visivo generato dal mondo che mi circonda: ad esempio dallo spazio negativo tra due oggetti, dalla trama di una superficie o dagli esempi di artisti vecchi e nuovi. Partendo da questi tratti comincio a pensare ad altri aspetti formali – colore, tono e composizione, fino a quando la memoria originale diventa sempre più sbiadita e sfocata e il quadro prende una propria vita. Inizio a dipingere in testa, pensando a soluzioni diverse. Quando un particolare accordo mi afferra, mi sento in azione, desiderosa di stendere il colore sulla superficie prima di dimenticare le mie intenzioni. Sembra un gioco ma non sono sicura delle regole. Alcuni quadri sono terminati rapidamente, altri prendono più tempo, hanno bisogno di un nuovo periodo di osservazione e riflessione. Il segno e il colore spesso mi sorprendono, di conseguenza lo svolgimento del lavoro subisce modifiche. In fase d’opera, perciò, rivedo costantemente i miei lavori, li disseziono mentalmente, li rielaboro e reinvento”.
Il significato e l’intensità emotiva dei quadri di Ivonne sono prodotti, per così dire strutturalmente da un gesto, che tradisce l’ansia e il desiderio di vivere e di dipingere, da accordi tonali e da un ritmo che si possono scorgere in ognuno di essi.
La memoria sorgiva, “fluviale”, che la Melli riesce a plasmare in poesia, ha selezionato, essendo di natura affettiva, ciò che indelebilmente è rimasto della sua esperienza e della sua osservazione. La memoria, com’è noto, seleziona, elimina e poi eventualmente recupera. Ivonne stessa parla delle sue tele come di poesie, che “mettono in versi” i pensieri dell’artista sulla natura, sui luoghi, sul tempo, sull’inquietudine e l’angoscia, il dolore o la felicità di certi giorni. Il rapporto tra pittura e arte poetica non è solo una figura retorica per descrivere la sua opera, ma definisce in maniera completa la sua attività artistica che include lo scrivere poesie.
Se, quindi, è possibile sostenere che nelle sue opere Ivonne trasferisce e rielabora i ricordi, i sentimenti ritrovati del suo sguardo sulle cose del mondo e sulle sue vicende personali, è inoltre plausibile, parafrasando le parole del critico Sandro Parmeggiani, che “l’arte possieda una sua peculiare memoria”, soprattutto in donne come lei, che da anni visita i musei, frequenta rassegne d’arte, si appassiona a certi autori e vive costantemente momenti d’incontri interessanti e di rapporti appassionanti. “Memoria che, nel realizzare il quadro, fa sì che, una pennellata suggerisca una pennellata, un segno sollecita un segno, un colore richiama un colore, in un processo in cui si combinano intelligenza personale del pittore e intelligenza storica della pittura, come affioramenti della memoria individuale e di quella, incancellabile, dell’arte”. (Fabio Cavazzoli)

CENNI BIOGRAFICI
Nasce a Bondeno di Gonzaga (MN) nel 1946. Dimostra precocemente grandi attitudini all’espressione del colore e della parola. Ampia è la raccolta di scritti che narrano vicende e sentimenti della sua terra e rappresentati in pittura con quello stile naif che proprio a Luzzara, dove Ivonne vive da tempo, ha goduto della sua definitiva affermazione. Molte delle sue opere sono presenti in musei dedicati a quest’arte, primo fra tutti quello del suo paese. Ma quella riva del Po così gonfia di slanci creativi e poetici è stata al contempo humus di una feconda ricerca formale approdata nell’atelier di “Settembre 89” nel 1990, nel quale l’artista lavora ancora, elaborando un suo personalissimo linguaggio e riscuotendo un notevole successo.
Riconoscimenti: 1989 – Primo Premio “Immagini di Pianura”; 1990 – Primo Premio ex-tempora “Le valli del Po”; 1991 – Primo Premio “Amici del Quadrato”.
Mostre personali e collettive a partire dal 1979 a Gonzaga, Alassio, Lugano, Marcaria, Campo Ligure, Mantova, Cremona, Luzzara, Goito, Gualtieri, Boretto, San Biagio, Reggiolo e altre località.
Di lei hanno scritto: Giacomo Mingone (presidente dei critici italiani), Giacinto Bellati, Mario Cattafesta, Giorgio Celli, Gigliola Ulderica Pantani.
Lei ha scritto (tra i tanti episodi): “…un albero entra in una casa abbandonata, migliaia di more violacee invitano gli uccelli che entrano ed escono; la casa torna a vivere” (La casa dell’albero); “…il ragazzo cade nell’acqua del pozzo, bianchissima per il riflesso della luna, mentre pensa a Veronica” (Beniamino); “…le visite solitarie e silenziose nel piccolo cimitero del paese” (La casa di mio padre).

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