segniparticolari #9

FRANCO MAROZZI
e il vibrato silenzio della natura

27 dicembremaggio — 24 giugno 2018
Ex Convento di S. Maria in Gonzaga

Mostra a cura
di Domenico Pirondini e Fabio Cavazzoli

ATMOSFERE SOSPESE TRA TERRA E CIELO, TRA MATERIA E SPIRITO, COLORE E FORMA
È un dialogo gentile quello del pittore delle acque, delle piante, delle nuvole.
Voce sommessa, quasi timida, qualche sussulto emotivo e poi inquieta calma e ascolto, ascolto…
Terre mantovane, le sue terre attorno al grande fiume, paesaggio “liquido”, campagna amica, vicina ma lontana e poi deserto…
Così, i pensieri si stringono e il cuore batte forte e dopo si quieta.
Tumulto e ordine, i pensieri volano, si smarriscono, sconfinano da leggi e dogmi. Il dialogo è rispettoso dei sentimenti, è gentile.
Si chiede e chiede, il pittore, sul mistero, sulla vita, sulla pace interiore, sulla felicità.
Questa sarà la prima esperienza artistica ed esistenziale, connotata, con evidenza, da un approccio poetico, da un incanto appena toccato da un tradizionale verismo regionale, dalla solitudine, dal taciturno isolamento.
La stagione della TERRA, della MATERIA, del COLORE.
Seguirà, inaspettatamente (e sono sorpreso della scoperta), una maturazione che ci consegna una personalità di notevole interesse per originalità, profondità e stile. Mi pare di percepire, a questo punto, una connessione tra la ricerca luministica della natura, “taglio” fotografico dell’immagine e riproduzione della realtà tendente all’obbiettività tecnica.
Ora è soprattutto l’acqua il tramite tra il basso e l’alto. Una rigenerazione. Come se la “veduta” dovesse essere catturata, imbrigliata, anche nei particolari. Come se all’incanto seguisse un necessario disincanto fatto di verticali ed orizzontali, di costruzioni, misure, impianti, a portarci con i piedi per terra. Le leggi della geometria per conoscere la verità. Ma, a mio parere, la “caduta” è solo apparente. Anzi, la contemplazione si fa più assorta, ponderata, meditata.
Siamo davanti a composizioni di limpida definizione ed equilibrio, dove animazione e geometria sono complementari.
Sono il CIELO, lo SPIRITO, la FORMA.
Marozzi, nel suo dialogo gentile, chiede conto dell’armonia universale. Non distrugge la “bella” visione, ma ricostruisce la logica strutturale di essa. Non è più una visione solo ottica, ma è anche una visione mentale. Mi verrebbe di evocare le motivazioni filosofiche di Cézanne, Mondrian, Klee: normalizzare e regolarizzare il caso, l’accidente, il variabile ed indeterminato e fissare l’assoluto.
Nella decantazione di un rarefatto naturalismo, nel prosciugamento degli umori pittorici, Marozzi, da autodidatta dotato di ottima tecnica, mantiene, il più possibile, un ambito popolare, ma non può resistere alla tentazione dell’enigma.
Purtroppo non ci è dato sapere di possibili risposte, solo lo stupore di certe intuizioni. (Domenico Pirondini)

TRAME NATURALI
I dipinti di paesaggi si riferiscono alla rappresentazione di vedute naturali, come corpi d’acqua, montagne, distese pianeggianti, boschi e campi coltivati. Il cielo è in genere un elemento principale e una particolare situazione metereologica spesso svolge un ruolo chiave nella composizione complessiva. Un dipinto di paesaggio può essere creato interamente dall’immaginazione di un artista o può essere copiato direttamente dalla natura. Un paesaggista può evocare l’atmosfera con luci e ombre, oppure può organizzare con cura i dettagli di una composizione per creare un senso di equilibrio o di rottura. Dettagli, come la disposizione di alberi, persone, nuvole o anche luce e atmosfera possono influenzare l’umore generale della composizione.
Molti artisti, attraverso la loro arte, hanno cercato di catturare la bellezza naturale del paesaggio.
Marozzi, affascinato dal potere della natura, dall’intensità dei colori nel chiarore del pomeriggio e dalla loro serenità nella luce diffusa di un tramonto, si è sforzato di descrivere la bellezza e il colore del mondo naturale infuso con la vibrazione della luce. Durante le sue passeggiate, ha raccolto impressioni e ricordi e li ha riportati con sé nel suo studio, trasformandoli in concetti pittorici. Ha usato anche le fotografie come dispositivi mnemonici.
Il suo processo di pittura è in divenire e cumulativo. La tensione della tela è la sua capacità di integrare la percezione, la memoria e l’immaginazione. Marozzi non descrive mai ciò che vede in modo puramente realistico. All’inizio di ogni composizione, l’artista non è mai completamente consapevole di come si svilupperà l’immagine finale ed è evidente che i suoi sentimenti per la natura e il paesaggio sono gli elementi decisivi sia per le singole composizioni sia per la sua opera in generale.
“La direzione principale dei miei quadri – avrebbe detto Marozzi – è il realismo lirico. I miei dipinti riguardano luce, colore, atmosfera e spazio. Per me, gli elementi più importanti sono la luce e il colore e la loro giustapposizione / nesso / incontro con ombre e altri colori. Non ho paura di guardare al luogo comune; dopotutto, prendiamo tutto dalla natura, sia l’impegno per la vita, sia i motivi e le trame per le opere creative. Cerco motivi in natura che risuonino nella mia anima, e cerco di ricostruire questi motivi su tela. Quando riesco a farlo, sono felice”.
Nel ripensamento dei paesaggi in una linea astrattiva, conformazioni legate all’articolazione elementare della geometria modulano uno spazio pensato ancora come scena di figurazione. Il pittore, inizialmente, si preoccupa degli elementi visivi della percezione e realizza immagini che aumentano la sensazione di realtà in chi le osserva. In seguito, attraverso la connessione della natura con la geometria, prova a catturare l’atmosfera dei luoghi e tenta di potenziare la realtà attraverso contrasti visivi ben evidenti. Questi quadri, frutto di un percorso di trasformazione, si potrebbero definire astratti-figurativi, o altrimenti, dipinti “di confine” e testimoniano un limitato interesse a raffigurare il paesaggio in modo concreto. Più decisivi, sono l’atmosfera, le impressioni, lo spazio e il vuoto nel paesaggio perché hanno un impatto diretto sullo spettatore.
In qualche modo i dipinti “di confine” sono legati all’arte minimale e appaiono come dipinti di paesaggio contemplativi. Cosicché, solitudine, tranquillità, pace e armonia, sono termini che possono descrivere adeguatamente la pittura paesaggistica di Marozzi. (Fabio Cavazzoli)

Franco Marozzi (Felonica Po 1951 – Gonzaga 2003). Autodidatta di formazione si è dedicato con passione all’attività pittorica utilizzando gran parte del suo tempo libero. Fin dall’inizio dimostra un’innata attrazione per la pittura di paesaggio e in breve tempo elabora uno stile del tutto personale dal quale affiorano tonalità e cromatismi equilibrati. I dipinti di Marozzi derivano da un interesse per i paesaggi rurali dei quali cerca di catturare la luce, lo spazio e l’atmosfera. Dagli anni ’80 partecipa a rassegne e concorsi in varie località italiane, aggiudicandosi premi e riconoscimenti da parte della critica e del pubblico. Le sue tele sono state particolarmente apprezzate a Parma, Salsomaggiore, Cervia, Pistoia, Bologna e Peschiera del Garda. In provincia di Mantova ha allestito mostre personali a Suzzara, Quistello e San Benedetto Po. (f.c.)

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