V – La Millenaria di Gonzaga nel Novecento

di L. Cavazzoli e R. Dall’Ara, 2002

Indice:
Luigi Cavazzoli
LA MILLENARIA NEL NOVECENTO
La Millenaria e il suo spazio
La Fiera all’inizio del Novecento
Il mercato del bestiame
I prodromi della gestione diretta del Comune
Le innovazioni degli anni trenta
La Fiera, una istituzione speciale del Comune
Da fiera locale a fiera nazionale
I bilanci della Fiera
La Millenaria per l’agricoltura
Le due «anime» della Millenaria

Renzo Dall’Ara
UOMINI E STORIE DELLA MILLENARIA
Mostarda e Profumo
Cesare & Cesare (più Citto)
Ligabue (pittore) rivelato
La Padania di Giannetto
Camicia nera e guerre
La Wehrmacht in fiera
Il cavalier Tito
Giornalisti in gara
E (non) vennero gli zingari
Fare notizia
Arrivano i cantastorie
Ma guarda, Maurizio Costanzo
Venghino signori
La Bella del Luna park
Poesia in fiera
L’Europa a Gonzaga
Fiera nazionale

I due autori ricostruiscono nei rispettivi saggi le vicende che nell’arco di un secolo hanno trasformato la rassegna gonzaghese da mostra-mercato locale a fiera iscritta nell’albo di quelle a carattere nazionale (1972), con una particolare attenzione agli uomini, alle storie e alle immagini (160 foto) che ne hanno contrassegnato l’esaltante e suggestivo percorso. Il Novecento costituì, infatti, il secolo in cui intervenne l’effettivo decollo della Fiera in virtù di una serie di fattori che, nel suo contributo, Cavazzoli individua anzitutto nel passaggio, avvenuto nei primi decenni del secondo dopoguerra, da una contestuale condizione di sostanziale spontaneità e di manifesta precarietà della rassegna, ad una connotata da un apparato organizzativo sempre più efficiente — seppure composto di volontari — e dalla realizzazione di strutture stabili sui tradizionali prati fieristici, nel frattempo acquistati dal Comune. Il decennio 1965-1975 fu quello del boomeconomico e del conseguente sviluppo del Gonzaghese, provocato in prevalenza dall’esplosione dell’allevamento del vitello da latte a carne bianca; in questa nuova situazione di notevole espansione economica, che subentrava in una zona solo qualche anno prima (1963) dichiarata ufficialmente depressa, gli amministratori dell’Ente locale trassero il necessario coraggio per intervenire con cospicui investimenti a supportare la crescita anche della Fiera e darle il volto che in larga misura ancora oggi presenta.
Gli anni settanta e ottanta del Novecento vanno considerati a buon diritto un periodo virtuoso per la Millenaria nel corso del quale la rassegna gonzaghese conseguì dei risultati che per quantità e qualità non avevano precedenti nella sua storia millenaria: l’acquisto dell’intera area su cui per tradizione si svolge la fiera; la realizzazione di padiglioni che ancora oggi ospitano espositori, mostre e attività sportiva; l’apprestamento di fognature, strade asfaltate e degli impianti tecnologici dell’energia elettrica e del gas; il conseguimento di un’effettiva legittimazione, sia a livello provinciale che regionale, quale sede preferenziale per iniziative promozionali in campo agricolo; la definizione di un tipo di gestione coerente con l’importanza che la manifestazione andava assumendo.
A rendere famosa la Fiera di Gonzaga concorsero anche altri fattori che Dall’Ara ben sintetizza nel suo contributo ricco di personaggi e di aneddoti.
Priorità per priorità, alla Millenaria ne compete perfino una di natura linguistica e semantica: la diffusione di un termine come «Padania», a lungo passato indenne tra libri e giornali, anzi considerato un vezzo letterario come sinonimo di rincalzo, ma poi caricato di ben altri e inveleniti accenti con l’avvento della Lega, negli anni 90. Ancor più che da Zavattini, la Fiera era stata paternamente adottata da Giannetto Bongiovanni, giornalista, romanziere e poligrafo d’ampio raggio, nativo di Dosolo, il quale ricordava nel 1953 di essere stato «tra i primi se non il primo, credo che lo facesse anche Tomaso Monicelli, ad usare la parola Padania». Monicelli, scrittore, drammaturgo, polemista famoso ai tempi suoi (inizio ’900), era pure mantovano, di Ostiglia. Nei suoi romanzi, vivissimo il senso delle radici, dell’appartenenza.
Ora Gonzaga fieristica finiva per diventare la quintessenza di quella Padania, che tanto piaceva anche a Orio Vergani, perché «nei quieti pomeriggi, il Lambrusco eguaglia tutti i pensieri e fa sembrare vere tutte le fantasie». Detto da un grande giornalista e sul «Corriere della sera», valeva molto. Quella Padania faceva colpo, decisamente, stando almeno alla reazione di Vittorio Reali inviato del quotidiano «La Voce Repubblicana»: «Padania. Nessuno sui testi scolastici ha mai studiato e rarissimi saranno stati coloro che avranno letto in qualche posto questo nome. Eppure, quando Orio Vergani l’ha fatto, mi è sembrato estremamente familiare».
E di fantasia la Millenaria si alimentava, tradotta in idee che, considerate oggi, agli albori del Terzo Millennio, crescono di valore per tasso di originalità, rapportata ai tempi. Se elementi distintivi potevano esserci nella galassia delle feste tradizionali di paese, non andavano oltre il numero dei capi di bestiame in compravendita, delle bancarelle e dei visitatori, difficili da valutare perchè non si pagavano biglietti. Gonzaga invece, particolarmente nella seconda metà del ’900, riusciva a catturare l’attenzione dei mezzi d’informazione, che la proiettavano così sullo scenario nazionale come nessun’altra fiera mantovana, organizzando uno dei primi concorsi giornalistici italiani, il Convegno degli zingari del 1953, la prima «personale» di Antonio Ligabue, la Sagra dei cantastorie del triennio 1957-1959, la Giornata padana del pane e del vino (1958, 1962 e 1965) da un’idea di Cesare Zavattini, che destò il vivo interesse di Mario Soldati, già ideatore e realizzatore della trasmissione televisiva Lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini; la Bella del luna park, iniziata nel 1962, alla quale la Rai dedicò un documentario nella rubrica televisiva TV Sette. Nel contempo crebbero gli amici della Millenaria. A Bongiovanni e Zavattivi si aggiunsero Orio Vergani, Dino Villani, Giuseppe Marotta, Sandro Delli Ponti, Carlo Maria Pensa, Renzo Biason, Roberto Leydi, Ciro Poggiali, Alessandro Del Prato, Nino Zà, Emile Gilioli, Giuseppe Gorni, Ettore Campogalliani, Mario De Micheli, Raffaele De Grada, Ugo Nebbia, Stefano Cairola e molti altri.
Il Comitato di gestione, avvalendosi dell’apporto della Pro Loco e dell’opera di un folto stuolo di collaboratori, curò con particolare impegno il settore stampa e le pubbliche relazioni, facilitato nell’operazione dalle brillanti idee che seppe tradurre in pratica, con il risultato niente affatto secondario che quando la Fiera divenne nazionale fu anche merito dell’essere già conosciuta in ogni angolo del Paese.
«Anno dopo anno, Gonzaga — conclude Dall’Ara — ha fatto crescere la sua Fiera nelle strutture fino ai 120 mila metri quadrati di area espositiva, dei quali 22 mila coperti, più 50 mila metri quadrati di parcheggi… Il recupero dell’ex-convento di Santa Maria offriva alla comunità nuovi spazi da dedicare principalmente ad eventi culturali ed espositivi. Si è succeduta una serie di mostre, di incontri e nel 2000 tornava Francesco Maselli, in tempo per commuoversi rivedendo dopo 46 anni le immagini del suo documentario Una fiera italiana. Ecco, proprio questo documento filmico può essere il termine di raffronto della crescita della Fiera nella seconda metà del ’900: come a dire dagli imbonitori ai www di Internet».

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